Il pianto. Lacrime di emozione

lacrime1Sapevate che, tra tutti gli animali del pianeta, soltanto gli uomini sono capaci di piangere? E quale funzione ha il pianto?
Con gli altri animali condividiamo la fisiologia: le lacrime basali, che hanno lo scopo di lubrificare gli occhi al battere delle palpebre, e le lacrime indotte, che servono a pulire l’occhio quando entra del pulviscolo.
Ma per gli uomini ne esiste un ulteriore genere. In milioni di anni di evoluzione, abbiamo attraversato molti cambiamenti, tra cui l’aumento delle dimensioni del cervello e la modificazione della muscolatura del volto; essi ci hanno aiutato a comunicare con più precisione gli uni con gli altri. Ad un punto imprecisato della nostra storia si è creato un collegamento tra le ghiandole lacrimali e le aree del cervello associate alle emozioni; questo si è tradotto nella possibilità di utilizzare le lacrime per comunicare le nostre emozioni più profonde.
Ecco il terzo tipo: lacrime di emozione.
Alcuni studi hanno riscontrato che il contenuto di queste ultime rispetto agli altri due tipi è diverso: contengono circa il 25% di proteine in più, quattro volte la quantità di potassio, ricche di ormoni come l’adenocorticotropina (ACTH), associata allo stress, e prolattina. Questi studi hanno suggerito che il pianto sia il modo dell’organismo per liberarsi delle sostanze che vengono prodotte in condizioni di intense emozioni.
Altri studi, in maniera analoga, hanno indicato che il pianto potrebbe essere il segnale dell’intervento del sistema parasimpatico, che interviene per ripristinare una situazione di normalità a seguito di un turbamento (e spiegherebbe anche la sensazione di sollievo che segue).
Fin da neonati, noi esseri umani piangiamo spesso: è la nostra modalità per trasmettere messaggi diversi (dolore, fame, separazione, malessere); costruiamo una specie di dizionario che precede l’apprendimento e l’utilizzo delle prime parole. Questo tipo di pianto deriva dalle nostre origini animali: grida e ululati come forma di comunicazione primaria.
I bambini imparano molto presto che possono piangere per ottenere attenzione e possono anche manipolare gli adulti con il pianto; per fortuna di pari passo le madri imparano a differenziare il pianto accompagnato da lacrime vere, che indica un bisogno d’aiuto reale, dal pianto simulato.
Man mano che arriviamo all’età adulta, si piange in maniera diversa: non solo malesseri fisici o richieste di soddisfazione dei bisogni primari, ma anche per segnalare i nostri bisogni emotivi più sofisticati o per trasmettere l’intensità delle emozioni che sperimentiamo.
Le nostre preziose lacrime ci aiutano a oltrepassare i confini della sintassi e delle sillabe; che si tratti di dolore, gioia o tristezza, ci portano ad esprimere con assoluta efficacia tutte le emozioni scaturite dal nostro profondo lato primitivo, là dove non arriva la parola.
E ci rendono assolutamente umani.

Trovi questo articolo sul Vomero Magazine di Maggio 2015

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